12 maggio 2024

Vorrei stare a 800 km di distanza... (malinconia)

 

Non so se sia più triste la quotidiana monotonia della routine settimanale o il forzato e convenzionale cliché di felicità delle feste comandate. In effetti preferisco la prima. Soprattutto se per prendere parte alle seconde mi sento/vedo costretto a partecipare a riti, a presenziare a eventi, a trovarmi nella confusione di decine e decine di persone. Non sto parlando del Natale, neppure della Pasqua. Mi riferisco a feste tradizionali e locali, in cui le comunità, e soprattutto quelle con forti radici rurali, come quella in cui vivo, si ritrovano "a comando", per convenzione, a celebrare un avvenimento del passato o una festa religiosa.

Vorrei stare a 800 km di distanza...


La malinconia

Malinconia
la vita mia
struggi terribilmente;
e non v'è al mondo, non c'è al mondo niente
che mi divaghi.

Niente, o una sola
casa. Figliola,
quella per me saresti.
S'apre una porta; in tue succinte vesti
entri, e mi smaghi.

Piccola tanto,
fugace incanto
di primavera. I biondi
riccioli molti nel berretto ascondi,
altri ne ostenti.

Ma giovinezza,
torbida ebbrezza,
passa, passa l'amore.
Restan sì tristi nel dolente cuore,
presentimenti.

Malinconia,
la vita mia
amò lieta una cosa,
sempre: la Morte. Or quasi è dolorosa,
ch'altro non spero.

Quando non s'ama
più, non si chiama
lei la liberatrice;
e nel dolore non fa più felice
il suo pensiero.

Io non sapevo
questo; ora bevo
l'ultimo sorso amaro
dell'esperienza. Oh quanto è mai più caro
il pensier della morte,

al giovanetto,
che a un primo affetto
cangia colore e trema.
Non ama il vecchio la tomba: suprema
crudeltà della sorte.

Umberto Saba

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