22 luglio 2022

La gentilezza paga sempre

 La gentilezza paga sempre.
Per quanto un figlio sia in grado di farlo in maniera oggettiva e imparziale, se io - da figlio - dovessi osare - come oso - una cifra per la vita di mia madre, allora questa sarebbe la gentilezza.
La gentilezza di un sorriso: sempre, anche quando la vita sembrava voltarle le spalle. La gentilezza di un gesto d'amore: tutti quelli che poteva fare, così... come le venivano davanti.
La gentilezza nell'incontro con gli altri: gli altri, tanti, tantissimi, che le bastava così poco per amare.
Tutte le persone che sono venute a farle visita in questi giorni, hanno voluto ricordare - spontaneamente ma concordemente - proprio questi tratti del suo carattere.
E così quando nel mio lavoro le persone che incontro mi ringraziano per la mia gentilezza, per una informazione data, per una soluzione trovata, per un semplice servizio, non posso fare a meno di pensare che questo tratto del mio carattere sia un tratto distintivo di quello di mia madre.
Un grande dono. Un grande dono che mi ha trasmesso e che posso dire che mamma ha distribuito nella stessa misura, e con lo stesso amore, anche alle mie sorelle, Vera e Loriana.
Ma al di là del sorriso, dell'amore distribuito, della gioia dell'incontro con gli altri, una parola più di tutte sa riassumere straordinariamente il tratto della gentilezza: la parola grazie.
Una parola che mia madre sapeva pronunciare sempre e ad ogni occasione possibile, nei confronti di tutti. E così anche noi figli vogliamo pronunciare questa parola nei confronti di nostra madre: un grazie a lei, che ci ha messi al mondo e che ci ha educati, insieme al nostro caro padre, Angelo, secondo questi principi aurei, secondo questo vero e proprio stile di vita gratuito, che non costa nulla, ma che fa sentire a posto con la propria coscienza e che fa addormentare bene, senza rimorsi, la sera quando si va a letto.
Grazie.
Un grazie che io e le mie sorelle, Vera e Loriana, insieme a tutta la nostra bella famiglia, vogliamo dire anche a tutti voi che avete voluto bene a nostra madre Checchina, e che la ricordate in vita come una bella persona, gentile e sorridente, e che avete voluto salutarla oggi, qui, insieme a noi, nella nostra chiesa più amata, dove i bambini di Capranica vengono battezzati e i nostri cari vengono salutati per l'ultima volta.
Grazie.
Grazie a tutti voi.
Grazie per il vostro affetto.
Perché la gentilezza paga sempre.
Perché la gentilezza ripaga una vita intera.
Grazie

 

Coppia che sta silenziosa, un po' rigida e in posa, a ballare, una sera:
La vita è solo una cosa rimasta indietro non c'è più, ma c'era;
Composta e indomenicata, eleganza sfuocata raggiunta a fatica,
L' oggi ha cambiato facciata, ma di quell' ieri passato io so
Che tante ne potreste raccontare e il ricordo stempera e non guasta
Quante cose e facce da narrare che come si dice un romanzo non basta,
Nate con un rapido "a domani", continuate in giorni di "si" e "no",
Lampi sotto cieli suburbani e raffica il tango che vi presentò...

Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole
Lei, lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole,
Lui bar, alcol, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici,
Lei, lei rayon, lei signorina, la permanente coi ricci...

Coppia di fronte a un bianchino, anonimo vino frizzante anidride:
La vita che buffa cosa, ma se lo dici nessuno ride.
Coppia legata dai giorni, partenze e ritorni, fortezza e catena,
Datemi i vostri ricordi, ditemi che ne valeva la pena...
Ora le luci son spente, sta uscendo la gente, saluti e rumore,
Ditemi che avete in mente, come una volta, di fare l' amore,
Quello che è stato un segreto di un prato o di un greto, del buio di un viale,
Quel gioco ardente e discreto, da allora sempre diverso ed uguale...
Chi lo sa se ciò che è da cercare, ciò che non sai mai se vuoi o non vuoi,
Sia così banale da trovare, sia lungo ogni strada, sia a fianco di noi,
Perso in tante scatole di odori, angoli e tendine che non so
Impronte di paesaggi e di colori, manciata di un tango che vi accompagnò...

Lui biella, stantuffo, leva, muscoli, grinta, officina, sole
Lei, lei quiete, chitarra, vela, segreti, donna, calore, viole,
Lui bar, alcol, nicotina, capelli indietro, cravatta, bici,
Lei, lei rayon, lei signorina, lei, lei...

Tango per due, Quello che non... (1991),Francesco Guccini

23 giugno 2022

L'acqua di San Giovanni

 

Ed ecco anche quest'anno, l'Acqua di San Giovanni. 

Una preghiera mentre si raccolgono i fiori. Che siano profumati. Vanno bene anche le piante aromatiche come il rosmarino o la salvia. Non dovrebbe mancare l'iperico, il giallo fiore di San Giovanni, che se si spezza lascia uscire lo stesso sangue del santo. Ma va bene anche senza. L'importante è che inebri di profumo, l’Acqua di San Giovanni, come il profumo del Paradiso, per ricordarci a cosa siamo stati chiamati, all’alba della nostra esistenza. E che sia molto colorata, come dovrebbe essere la vita del cristiano, piena di gioia e di bello. Quindi che stia fuori tutta la notte a raccogliere rugiada e a riposare nella luce della luna e degli astri, simbolo della Creazione e perenne richiamo del Creatore. Perché «...se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi?» (Salmo 8).

E poi la mattina una preghiera. Mentre ci si lava le mani e il viso con questa acqua profumata. Perché sia un nuovo, rinnovato, simbolico battesimo nel giorno della festa del Battista. 

Buona festa di San Giovanni Battista!

21 giugno 2022

Nuovo Feudalesimo. Da Renzi a Paragone, da Calenda a Di Maio

Ed eccone un altro. Dopo Bersani, Speranza, Alfano, e poi Renzi, Paragone, Calenda e molti altri ancora, ecco Di Maio. Forse tra un po' toccherà anche a Salvini - visto l'andazzo dentro la Lega - di seguire i suoi colleghi su per questa china: andare via dal proprio partito/movimento per farsene uno a proprio uso e consumo. 
Una volta nei partiti c'erano le correnti. Sono state criticate, è stato detto che era roba vecchia, deleteria alla vita politica. Ma nelle correnti si cercava di far prevalere il proprio punto di vista al congresso, a suon di voti e di delegati. Non era solo spartizione di potere, come è stato fatto passare dalla vulgata della seconda repubblica. Era democrazia, che piaccia o no. Soprattutto, si restava dentro al partito, senza sbattere la porta come bambini arrabbiati che perdono al Monopoli. Le rese dei conti erano una questione interna, e i perdenti avevano la possibilità di mettersi da parte per un po', di fare opposizione dentro al partito, per poi riproporsi in futuro alla guida della loro forza politica. Oggi invece - oggi che ci fa schifo tutto quello che puzza di prima repubblica - invece delle correnti si esce dai partiti (partiti? questi sono partiti? movimenti?) per fare - indovinate un po'? - dei nuovi partiti o dei nuovi movimenti, ma non quelli con la vocazione maggioritaria, che ti aspetti vincano le elezioni e portino stabilità al Paese, bensì quelli personali, minuscoli, feudali, dove si diventa signori e padroni della propria universitas castri, o peggio, del proprio hortus conclusus, difeso da quattro mura contro quelli che la pensano diverso. Per questo si rincorre il proporzionale nella legge elettorale. Per esserci e contare, anche se si pesa e si peserà solo un misero 2%. Poi non ci vengano a dire scandalizzati che la gente si disaffeziona della politica, facendo finta di cadere dal pero. 

16 maggio 2022

Torna puntuale dopo 5 anni l'attesissima settima edizione del Grand Prix di Ippica "Città di Capranica" - 12 giugno 2022

Come 5 anni fa, riceviamo e pubblichiamo da "Il Cavallo" di lunedì 16 maggio 2022, un pezzo di Bruno Fioretti (vedi qui l'articolo del 2017)

Domenica 12 giugno, presso lo storico hippodrome cittadino "Francesco Petrarca", restaurato di recente, si svolgerà l'attesissima settima edizione del Grand Prix di ippica "Città di Capranica"

28 marzo 2022

Un po’ di chiarezza sulla guerra Russia-Ucraina: il diritto internazionale, l’ONU, la NATO, l’art. 11 della Costituzione Italiana


Russia-Ucraina. Credo che sui social (ma anche altrove) si stia perdendo la bussola. Ricorro quindi al sacro Conforti e agli altri testi dell’esame di Diritto Internazionale (pur sempre validi, perché nonostante siano passati – ahimè – ormai molti anni questa branca del diritto non ha subito particolari stravolgimenti) per chiarirmi le idee. Soprattutto per non farmi influenzare nel costruire un’opinione equilibrata e oggettiva.

03 giugno 2021

Dai Prati del San Vicino a Elcito, il piccolo Tibet delle Marche

Il Monte San Vicino è un massiccio dalla grande gobba che caratterizza fortemente lo skyline marchigiano. Si staglia imponente su Matelica e Cerreto d’Esi, ad ovest, e su Apiro e Cingoli ad est. Si trova sul confine tra le province di Macerata (a sud) e di Ancona (a nord), a qualche chilometro da Fabriano (a nord) e da Camerino (a sud), i centri più importanti della zona. Anticamente i romani lo avevano consacrato a Giano bifronte perché vegliasse sul confine Piceno contro i popoli umbri, e da questo fatto, probabilmente, deriva il suo nome. Dal centro di Matelica si sale ai Prati del San Vicino, una sella sul fianco sud della montagna, percorrendo circa 15 km di strada panoramica (25 minuti), ovviamente da aggiungere, nel nostro caso, ai 190 km che separano Capranica dalla cittadina marchigiana (circa 2h e 30min). 

21 maggio 2021

Bar (barretto, CRAL, ARCI e Sarvato’) – Capranica come la ricordo io. Lessico semiserio di un mondo che non c’è più

La Repubblica Italiana è fondata sul lavoro. Capranica è fondata sul bar (ma anche l’Italia). Non è una stupidaggine questa, né si deve considerare come una cosa disdicevole. Nessuno può negare, infatti, che al bar nascono amicizie e amori, che al bar si parla di sport e di attualità, che al bar nascono progetti politici e addirittura liste elettorali, che al bar si concludono affari davanti ad un aperitivo e due stuzzichini. Il bar si può quindi considerare, a buon diritto, come una delle basi fondanti della nostra socializzazione. 

18 maggio 2021

Quando d’estate, tutti i giorni alle 14,30, alla Madonna del Piano passava Battiato

 

Corri ch'è tardi, ‘ché passa Battiato!“. In preda all’eccitazione e all’entusiasmo, da valle Santi correvamo su, in salita, per le scalette dell’Appello. Dovevamo assolutamente farci trovare pronti all’appuntamento per l’autostop, proprio davanti alla chiesa della Madonna del Piano. Battiato passava a Capranica tutti i giorni alle 14,30. Veniva da Trevignano Romano, dove lavorava in una azienda agricola, e andava a San Martino al Cimino, dove invece abitava. Approfittavamo di lui per andare al lago nella calda estate dell’82, quella dei mondiali di Spagna e dei nostri sedici anni. Lo vedevamo comparire puntualissimo sul rettilineo di Viale Nardini con la sua R4 azzurra, piena di cassette stracolme di pomodori e di musica. La sua.

14 maggio 2021

Banda “Carlo e Annibale Chiassarini” - Capranica come la ricordo io. Lessico semiserio di un mondo che non c’è più.

Ricordo ancora con dispiacere la data dell’ultima esibizione della banda comunale, o più precisamente, del complesso bandistico “Carlo e Annibale Chiassarini”: era domenica 13 maggio 1979, festa della Madonna delle Grazie. La banda – o meglio, quello che ne rimaneva – non appena ebbe finito di assolvere al suo compito di riaccompagnare la Sacra Immagine della Madonna fino alla chiesa di Santa Maria, si sciolse quel giorno definitivamente. 

07 maggio 2021

Fiorita - Capranica come la ricordo io. Lessico semiserio di un mondo che non c’è più.

Anticipo la puntata della fiorita, pubblicandola in occasione della festa della Madonna delle Grazie.
Come sappiamo, purtroppo, per il secondo anno di seguito non si può celebrare a causa della pandemia. 
Ma nel cuore di tutti i capranichesi c'è forte e viva la speranza che questo sia l'ultimo anno trascorso senza poter abbracciare la nostra Protettrice Celeste.

30 aprile 2021

Biove’ e i giochi con le bilie - Capranica come la ricordo io. Lessico semiserio di un mondo che non c’è più.


Non chiedetemi perché questo passatempo praticato da bambini alla soglia dell’adolescenza si chiamava così, perché è un vero mistero etimologico. Era un gioco che si svolgeva con le bilie di vetro (o biglie). Queste ultime erano ovviamente molto diffuse tra bambini e ragazzi. Ne ho viste possedere – con bieca invidia da parte mia – per l’intera capienza di una sportina di plastica. 

24 aprile 2021

Acqua ferruginosa (Acquaforte e 'u grottò) - Capranica come la ricordo io. Lessico semiserio di un mondo che non c’è più

La fonte dell'Acquaforte e la fonte Carbona' come apparivano a metà degli anni Settanta

Andare alla fonte ferruginosa dell’Acquaforte era per noi bambini una piccola avventura. La fonte, o meglio, le due fonti, con il piccolo edificio che l’ospitava e tutto il luogo d’intorno, erano infatti piuttosto misteriosi. In verità noi non amavamo moltissimo bere di quell’acqua. Forse perché l’interno del piccolo manufatto era cosparso di muschi bagnati e putrescenti che da terra arrivavano così in alto da ricoprire il muro, fino a circondare, inglobandola, la piccola cannella metallica da dove usciva un esile rivolo d’acqua.

20 aprile 2021

Ammazzatora - Capranica come la ricordo io. Lessico semiserio di un mondo che non c’è più.

 


L’ammazzatora, il mattatoio, era un piccolo edificio di rosso tufo che sorgeva un tempo in fondo alla Via Romana, in corrispondenza dell’incrocio con la strada bianca che si inerpica su per la salita detta “dell’Americano”, in direzione delle località di Monticelli e Pogliere (strada vicinale di Monticelli). Fu in uso fino alla metà degli anni ’70 quando venne sostituito da una struttura più moderna, situata all’estremità meridionale del quartiere Vallesanti.