16 marzo 2021

Tuscia: zona rossa/zona gialla?


Preferisco non scrivere (più) di politica. Ma in questo caso lo faccio, perché parlo in realtà di architettura amministrativa di questo assurdo Stato che è diventato l'Italia. E poi perché oramai in politica mi definisco un'apolide, un relativista, uno a cui piace cogliere il buono secondo coscienza. Lì dove il buono sta, sia a destra che a sinistra, senza pregiudizi ideologici (che sanno solo di tifoseria calcistica). Ben consapevole che categorie come destra e sinistra appartengono soltanto da un passato da cui sarebbe bene imparare qualcosa. Penso di stare in buona compagnia e di appartenere al partito che in Italia conta di gran lunga più aderenti di tutti.

In questi giorni si parla tanto di Tuscia penalizzata dalla zona rossa, e di nuove misure "generalizzate, inique, vessatorie e mortificanti", rispetto agli altri territori della Regione Lazio. E io mi domando (in realtà me lo domando da sempre, sin dalla pessima riforma del Titolo V della Costituzione): perché tanta importanza alle Regioni? Perché dare loro potestà legislativa? Perché affidargli la competenza sulla salute (ma non siamo tutti uguali in Italia?). E perché, dunque, non eliminare questi abomini costituzionali con i loro costosi apparati, i loro spettacolari "governatori" (titolo che mi riporta tanto comicamente ai telefilm di Zorro) per dare più spazio agli enti più vicini al cittadino come le Province? Sull'onda dell'emotività irrazionale dei movimenti populisti anti-politici (cui una politica utilitaristica ha finito per dare credito), si è finito per eliminarle con una riforma fatta davvero con i piedi, perché tanto si dava per scontata la vittoria al referendum costituzionale confermativo del dicembre 2016, che invece è stato bocciato dagli elettori.

Oggi però c'è un dato incontrovertibile: se, infatti, al posto delle bruttissime Regioni (amministrativamente parlando, perché quelle geografiche sono invece bellissime) fossero esistite le Province come enti moderni, dotati di potestà regolamentare vera, efficienti e vicini (anche fisicamente) al cittadino, la Tuscia non sarebbe stata dichiarata zona rossa. Perché l'Ente, affinché adempia efficacemente alla sua missione, deve essere vicino al cittadino. E non lo dico io. Si chiama principio di sussidiarietà, uno dei principi fondanti dell'UE. Se lo ricordino in particolare i partiti fortemente europeisti, quelli a cui piace, nei discorsi programmatici, "l'Europa del 2020", e che su questo fatto - evidentemente - predicano bene ma razzolano male. E se lo ricordino anche quei partiti più euroscettici che hanno cavalcato con vigore alcune suggestioni proprie dell'anti-politica, e che oggi cadono dal pero, esimendosi da ogni responsabilità, perché comunque fa sempre comodo stare all'opposizione. In mezzo c'è l'anti-politica. Che non considero. E che spero sparisca prima possibile con i suoi clown, i suoi cani arrabbiati, i suoi demiurghi mediatici, i suoi giornali e giornalisti fomentatori di odio sociale.

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